Il termine triennale per l'accertamento della decadenza delle agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa, in caso di cessione entro i cinque anni, decorre dall'anno successivo alla data di registrazione dell'atto di trasferimento (cessione).

La Cassazione ha definitivamente chiarito , con ordinanza n. 3782 depositata il 15 febbraio 2011, che l'Amministrazione Finanziaria ha tre anni di tempo per accertare la decadenza del diritto alle agevolazioni fiscali da parte del contribuente che abbia acquistato e venduto entro i cinque anni, l'abitazione per la quale ha chiesto l'applicazione del regime agevolato (ex L. 168/1982 e ss.). Nel caso, quindi, il contribuente abbia rivenduto, senza acquistare un'altra abitazione, l'immobile prima dei cinque anni, questi dovra' pagare la differenza fra l'imposta agevolata e l'imposta ordinaria e una sanzione del 30%.

Anche ai lavoratori extracomunitari , che prestano la loro attivita' in due diversi Paesi UE , si applicano i Regolamenti CE n. 883/2004 e 987/2009. Con effetto dal 01 gennaio 2011 ( Regolamento CE n. 1231/2010 e circolare INPS n. 51/2011) i principi e le disposizioni generali di cui ai Regolamenti CE n. 883/2004 e 987/2009 si applicano anche ai lavoratori extracomunitari, ai loro familiari e superstiti , ai quali tali norme non siano gia' applicabili in ragione della loro nazionalita'. Quindi se un lavoratore presta la sua attivita' in Italia e si trasferisce in Francia, l'INPS dovra' corrispondere a questo extracomunitario la stessa prestazione che spetta al lavoratore comunitario. Fanno eccezione Danimarca (che non ha ratificato i Regolamenti e il Regno Unito, che ha ratificato solo il Regolamneto n. 859/2003).

Per l'INPS l'obbligo di versare i contributi per un collaboratore a progetto, residente all'estero, grava sul committente italiano. Rispondendo ad un interpello dei Consulenti del Lavoro (Interpello n. 12 dell'8 marzo 2011) l'INPS ha chiarito che:

  1. in presenza di un contratto a progetto con un collaboratore straniero, l'obbligo di versare i contributi grava sul committente italiano
  2. il singolo Paese membro puo' recuperare i contributi dovuti nei confronrti dell'istituzione di riferimento di un altro Paese membro (Regolamenti CE 883/2004, 987/2009 e 988/2009)
  3. nel caso in cui al lavoratore straniero si applichi la normativa italiana, la stessa dovra' essere rispettata secono le regole dettate per il rapporto in questione

Quando il consulente ha lo studio nella propria abitazione, per l'accesso o ispezione o verifica e' necessaria l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. La Cassazione Civile Sez. V° con sentenza del 25 marzo 2011, n. 6908 ha confermato che, in base all'articolo 52 del D.P.R. 26.10.1972, n. 633 e dell'art. 16 , Legge 27.12.2002, n. 289, quando nell'immobile ove l'Amministrazione Finanziaria intende eseguire accessi ispezioni o verifiche ci sia anche l'abitazione del consulente del contribuente, il quale abbia ivi la residenza anagrafica, e' indispensabile l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Il Sole 24 Ore del 29 marzo 2011, in un articolo a firma Antonio Iorio, suggerisce di non eccepire subito il difetto di autorizzazione, ma di farlo rilevare successivamente (perchè l'aver accettato l'accesso e' irrilevante ai fini dell'eccezione di illegittimita').

Il rifiuto, da parte del lavoratore dipendente, di eseguire una prestazione richiesta dal datore di lavoro, puo' esser valida causa di licenziamento. La Corte di Cassazione con sentenza n. 2153 del 2011 ha stabilito che il lavoratore puo' rifiutarsi di eseguire una prestazione richiesta dal datore di lavoro solo se questa comporta un pericolo immediato per le esigenze vitali del lavoratore. Nel caso esaminato la Corte ha stabilito che la natura dequalificante della prestazione richiesta non leggittima il rifiuto, da parte del prestatore di lavoro, in ragione del fatto che il lavoratore non puo' limitare il diritto alla libera organizzazione dell'imprenditore.

La dichiarazione dei redditi puo' essere emendata, per errori di fatto o di diritto, anche in fase di contenzioso, se questo e' utile all'opposizione alla maggiore pretesa tributaria dell' A.F. La Corte di Cassazione con sentenza n. 2226 del 31 gennaio 2011 ha confermato che l'emendabilita' della dichiarazione per errori (anche non meramente materiali o di calcolo), da parte del contribuente, e' sempre possibile, in quanto la dichiarazione non ha valore confessorio, non costituisce fonte dell'obbligazione tributaria (ma si inserisce in un processo di accertamento e riscossione ben piu' complesso) e , entro un ragionevole lasso di tempo, deve essere riconosciuto al contribuente il diritto di dimostrare l'inesistenza di fatti giustificativi del prelievo (Cass. n. 8362/2002).

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