Per l'INPS l'obbligo di versare i contributi per un collaboratore a progetto, residente all'estero, grava sul committente italiano. Rispondendo ad un interpello dei Consulenti del Lavoro (Interpello n. 12 dell'8 marzo 2011) l'INPS ha chiarito che:

  1. in presenza di un contratto a progetto con un collaboratore straniero, l'obbligo di versare i contributi grava sul committente italiano
  2. il singolo Paese membro puo' recuperare i contributi dovuti nei confronrti dell'istituzione di riferimento di un altro Paese membro (Regolamenti CE 883/2004, 987/2009 e 988/2009)
  3. nel caso in cui al lavoratore straniero si applichi la normativa italiana, la stessa dovra' essere rispettata secono le regole dettate per il rapporto in questione

Quando il consulente ha lo studio nella propria abitazione, per l'accesso o ispezione o verifica e' necessaria l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. La Cassazione Civile Sez. V° con sentenza del 25 marzo 2011, n. 6908 ha confermato che, in base all'articolo 52 del D.P.R. 26.10.1972, n. 633 e dell'art. 16 , Legge 27.12.2002, n. 289, quando nell'immobile ove l'Amministrazione Finanziaria intende eseguire accessi ispezioni o verifiche ci sia anche l'abitazione del consulente del contribuente, il quale abbia ivi la residenza anagrafica, e' indispensabile l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Il Sole 24 Ore del 29 marzo 2011, in un articolo a firma Antonio Iorio, suggerisce di non eccepire subito il difetto di autorizzazione, ma di farlo rilevare successivamente (perchè l'aver accettato l'accesso e' irrilevante ai fini dell'eccezione di illegittimita').

Il rifiuto, da parte del lavoratore dipendente, di eseguire una prestazione richiesta dal datore di lavoro, puo' esser valida causa di licenziamento. La Corte di Cassazione con sentenza n. 2153 del 2011 ha stabilito che il lavoratore puo' rifiutarsi di eseguire una prestazione richiesta dal datore di lavoro solo se questa comporta un pericolo immediato per le esigenze vitali del lavoratore. Nel caso esaminato la Corte ha stabilito che la natura dequalificante della prestazione richiesta non leggittima il rifiuto, da parte del prestatore di lavoro, in ragione del fatto che il lavoratore non puo' limitare il diritto alla libera organizzazione dell'imprenditore.

La dichiarazione dei redditi puo' essere emendata, per errori di fatto o di diritto, anche in fase di contenzioso, se questo e' utile all'opposizione alla maggiore pretesa tributaria dell' A.F. La Corte di Cassazione con sentenza n. 2226 del 31 gennaio 2011 ha confermato che l'emendabilita' della dichiarazione per errori (anche non meramente materiali o di calcolo), da parte del contribuente, e' sempre possibile, in quanto la dichiarazione non ha valore confessorio, non costituisce fonte dell'obbligazione tributaria (ma si inserisce in un processo di accertamento e riscossione ben piu' complesso) e , entro un ragionevole lasso di tempo, deve essere riconosciuto al contribuente il diritto di dimostrare l'inesistenza di fatti giustificativi del prelievo (Cass. n. 8362/2002).

Il decreto sviluppo, all’articolo 7 comma 2 lettera c), ha modificato anche i termini entro i quali devono essere effettuati gli accessi e le ispezioni. E' stato modificato, in particolare, l'articolo 12 dello statuto dei contribuenti nel quale e stata inserita una disciplina dei controlli agevolata,a favore di soggetti ammessi al regime di contabilita' semplificata e lavoratori autonomi.

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